Diario di una donna STEM-ordinaria.
Perché questo spazio esiste
La prima scintilla del mio attivismo per le donne STEM è nata a ottobre 2021.
Mia figlia aveva cinque mesi, stavo per concludere la maternità obbligatoria, e la guardavo: così piccola, così totalmente dipendente da me.
È lì che ho sentito un senso di ingiustizia fortissimo. Fisico. Viscerale.
Avevo lavorato fino all’ultimo giorno possibile.
Venerdì 30 aprile ero ancora operativa. Il primo maggio mi hanno ricoverata per la pressione alta. Il 4 maggio ho partorito, dopo un’induzione di 22 ore. Avevo fatto tutto “come si deve”.
Da ingegnera seria, precisa, affidabile.
Prima di assentarmi avevo lasciato un piano dettagliato per garantire continuità al mio lavoro. Una neolaureata avrebbe potuto gestire tutto senza intoppi. Efficienza, responsabilità, controllo.
E poi, con lo stesso approccio, ho affrontato la maternità: studiando, leggendo, osservando, imparando.
La maternità non è una pausa
Guardando mia figlia mi chiedevo:
come è possibile che un sistema che pretende eccellenza, competenza e performance da me, consideri questi mesi una “pausa”?
Pausa da cosa?
La gravidanza, il parto, la cura di una creatura totalmente dipendente sono un’esperienza di apprendimento intensissima. Fisica, mentale, emotiva, organizzativa.
Eppure, nel mondo del lavoro – soprattutto nei contesti STEM – tutto questo viene letto come assenza. Come vuoto. Come perdita di valore.
È qui che ho iniziato a capire che il problema non ero io.
Questa non è una storia personale.
È una storia strutturale, raccontata da dentro.
Rientrare al lavoro: le barriere invisibili per le donne STEM
Non sono rientrata subito.
Ho scelto di non tornare né al quinto né al sesto mese. Lo svezzamento, la salute, l’educazione alimentare di mia figlia volevo seguirli io. Non delegare tutto al nido.
Quando sono rientrata, però, ho iniziato a scontrarmi con qualcosa di più sottile.
Nessuno mi ha mai penalizzata apertamente.
Nessun commento esplicito. Nessuna esclusione dichiarata.
Eppure le barriere c’erano.
Silenziose. Implicite. Inconsapevoli. Reali.
Le difficoltà per le donne STEM in azienda raramente sono frontali. Sono fatte di micro-scarti, aspettative diverse, giudizi non detti.
Quattro anni e mezzo di acrobazie
La mia famiglia di origine abita in un’altra città.
Sono stati anni di equilibrio precario:
nido, scuola dell’infanzia, babysitter, scioperi, virus, altri scioperi.
Svezzamento, spannolinamento, lavatrici infinite, lavastoviglie sempre piene e pavimenti mai davvero puliti.
Nel 2023 l’azienda mi ha chiesto di partecipare a un evento per l’8 marzo al Politecnico di Torino. Avrei dovuto ispirare giovani donne a iniziare la loro carriera STEM con energia ed entusiasmo, mostrando come ce l’avevo fatta, io.
Sono andata con mia figlia. Per me è importante che lei sappia cosa fa la mamma.
E mi sono trovata sommersa dalle domande:
“Ma come fai a lavorare e avere una famiglia?”
“Ma chi ti aiuta?”
“Ma come gestisci tutto?”
Domande che non parlavano di me.
Parlavano del sistema.
Dopo quell’incontro, ho iniziato a chiedermi se ero davvero contenta a livello lavorativo, se ero coerente con quello che avevo raccontato per ispirare.
Se stavo lavorando con energia e senso.
Ho cambiato ruolo in azienda. Un cambio orizzontale, non una fuga. Ma mi ha fatta crescere, mi ha dato nuove prospettive.
Dal silenzio alla voce
Il 2025 è stato un anno durissimo. Personalmente e professionalmente.
Non ero nelle condizioni fisiche e mentali per lavorare bene.
Ma proprio lì è successa una cosa nuova: sono uscita dalla mia bolla. Il senso di responsabilità verso mia figlia, ma anche verso me stessa, mi ha spinta ad uscire dalla mia zona di comfort e a sperimentare nuove strade.
Ho trovato la mia voce. Ho iniziato a condividere pensieri, fatiche, convinzioni.
Non per insegnare.
Per non restare sola. E per non lasciare sole altre donne che stavano attraversando le mie stesse esperienze.
Oggi sto studiando come orientatrice e sento ancora più forte il bisogno di trasformare ciò che ho vissuto in una base di partenza per altre donne, non in un traguardo da raggiungere da sole.
Cos’è “Diario di una donna STEMordinaria”
Questo blog nasce così.
Qui si trova la mia “altra metà della storia”, non è speciale, è mia.
Sono una donna STEM.
Ma anche una donna ordinaria.
Una madre. Una professionista. Una persona che rivendica il diritto alla normalità e all’autodeterminazione.
Qui parleremo di:
lavoro e sistemi
posture professionali
maternità e carriera STEM
agency, confini, linguaggio e potere
orientamento e transizioni
Non performance.
Non ricette veloci.
Non modelli da imitare.
Benvenuta
Questo è uno spazio di orientamento, cura e condivisione.
Se stai entrando, rientrando o ripensando il tuo lavoro nel mondo STEM, sei nel posto giusto.
Buon viaggio.